ADOLESCENZA: prepararsi bene prima dell’uso e non disperdere nell’ambiente risposte tossiche.

Molte domande, poche risposte

La preadolescenza e l’adolescenza sono il tempo della concretezza, delle domande a breve termine, del fare qualcosa prima ancora di domandarsi se sia giusto o sbagliato. È finita l’infanzia, in cui mamma e papà decidevano tutto: vestiti, gite, amici, programma della festa di compleanno. È ora di complicarsi la vita, e di complicarla un po’ anche agli adulti di riferimento.

Sarò in grado di reggere alle sue richieste e alle sue intemperanze?” si domandano molte mamme e papà. “Riusciremo a permettergli di crescere senza correre troppi rischi, proteggendolo quando ce n’è bisogno, ma dandogli anche la giusta dose di fiducia?”. Non esiste risposta certa a queste domande. E anche cercando in letteratura, tra i libri pubblicati per i genitori, non è facile trovare risorse valide. Tuttavia, nonostante questa carenza di teorie, i genitori e gli educatori in genere possono, però, affidarsi a qualcosa che nessuno potrà mai negare: l’ esperienza personale. Tutti noi siamo stati preadolescenti, anche se adesso ci sembra che sia passata un’eternità.

Situazioni tipiche: Cosa fare e non fare

In preadolescenza capita spesso che i ragazzi e le ragazze non si sentano ancora né carne, né pesce: per loro e per chi li circonda la fatica quotidiana è capire come ci si deve comportare nelle diverse situazioni e quali risposte dare. Di seguito, quindi, elenco una serie di situazioni che possono presentarsi nella vita quotidiana con figli adolescenti e riflessioni utili da tenere in considerazione per evitare risposte tossiche che congelano il rapporto con i figli.

Se vi racconta qualcosa che gli è capitato

✅ SÌ Ascoltiamolo. Appassioniamoci al suo mondo, mostriamoci interessati a ciò che racconta. E’ importante non fallire quest’obiettivo perchè in gioco c’è la decisione, da parte del ragazzo, se parlare con noi è un piacere o meno..
❌NO Interrompere ed esprimere subito la nostra opinione. «Tutto qui?», «Come fanno a piacerti queste scemenze?», «Non possiamo parlare di qualcosa di più interessante?» sono tutte frasi che ammazzano il dialogo. Spengono l’entusiasmo. Mettiamo un freno, perciò, all’irresistibile voglia di attribuire etichette e dare giudizi di valore.

Se prende un brutto voto a scuola

✅ SÌ Pensiamo a quando è successo a noi, a come ci siamo sentiti. Lasciamo decantare la rabbia prima di dare consigli. Piuttosto, discutiamo con lui di come fare meglio la prossima volta.
❌ NO Non lanciamoci subito in una sonora ramanzina: «Te l’avevo detto io!», «Sei sempre il solito!», «Adesso vedi cosa ti succede»: lo aggrediremmo proprio nel momento di massimo stress.

Se ha una reazione aggressiva

✅ SÌ Rimoduliamo il tono della voce: «Stai gridando. Cerchiamo di stare calmi e proviamo a discutere», «Abbassiamo il volume, gridare non serve a nessuno». Cerchiamo di restare calmi. Impariamo a non sentirci minacciati dalla rabbia dei nostri figli. Guardiamo la situazione dall’esterno.
❌ NO Evitiamo di rispondere con la stessa aggressività. Non facciamoci trascinare in un’escalation di rabbia che può solo peggiorare le cose.

Se ci accorgiamo di aver sbagliato

✅ SÌ Ammettiamo il nostro errore e rendiamoci disponibili a rimediare. I nostri figli impareranno una lezione importante: che anche i grandi sanno chiedere scusa quando sbagliano.
❌ NO Non accampiamo scuse, e non sottolineiamo che anche nostro figlio ha sbagliato in passato.

Se ci chiede di comprare qualcosa di molto costoso

SÌ Aiutiamolo a coltivare il valore dell’attesa. Se reputiamo che la sua richiesta possa essere soddisfatta, costruiamo con lui un percorso per arrivare a conquistare ciò che desidera. Coinvolgiamolo dandogli l’incarico di scegliere bene quello che vuole, trovare l’offerta migliore e andare a comprarla.
❌ NO Evitiamo il tutto e subito. Abituare i figli ad avere immediatamente quello che desiderano non fa bene.

Se troviamo nelle sue chat messaggi volgari o prese in giro

✅SÌ Aiutiamolo a immaginare come si sentirebbe lui se si trovasse al posto della persona sbeffeggiata. Con calma e senza alzare la voce, invitiamolo a chiedersi se, nella vita reale, trovandosi vicino a persone per le quali nutre stima e fiducia, direbbe o farebbe mai quello che ha detto o fatto on-line. Se non è lui l’autore dei messaggi e delle prese in giro, ma qualche suo amico, incitiamolo a intervenire per invitare tutti a fare attenzione a parole e azioni on-line, soprattutto quando riguardano altre persone.
❌ NO La prima volta che succede, evitiamo di fare scenate e di drammatizzare. Spesso i ragazzi fanno cose maldestre perché nessuno ha mai dato loro istruzioni chiare e regole precise rispetto a cosa sia giusto fare e cosa no. Inoltre, stiamo sempre attenti a non parlare dei nostri figli sui social e a non pubblicare loro foto sul nostro profilo Facebook. Per insegnare ai giovani ad avere rispetto di sé e degli altri on-line, dobbiamo farlo noi per primi. Eventualmente, se non possiamo fare a meno di condividere qualcosa che li riguarda, chiediamogli sempre prima il permesso.

Se ci chiede di trascorrere la serata a casa di un amico o di andare fuori con altri compagni

✅ SÌ Verifichiamo con i genitori degli amici che cosa ne sanno loro, chi tra gli adulti sarà nei paraggi e se sono state fissate alcune regole di protezione e sicurezza, come il divieto di usare alcool, tabacco o altre sostanze pericolose. Fornite sempre indicazioni e aspettative chiare sul rispetto per l’altro sesso e sull’uso consapevole delle tecnologie in tutte le situazioni sociali.
❌ NO Inutile imporgli un divieto senza nemmeno aver verificato cosa ci sta chiedendo e come si è organizzato per quest’uscita. Oppure, al contrario, dire di sì incondizionatamente, senza prima aver fatto le opportune verifiche.

Se ci chiede di fare qualcosa che non è adatto alla sua età

✅ SÌ Atteniamoci alle regole, mostrandogli che non le abbiamo inventate noi. Se un videogioco ha l’etichetta “PEGI 18”, non è adeguato a un preadolescente, e non siamo noi a dirlo, ma il produttore stesso. Se una dodicenne ci chiede di poter aprire un profilo su Facebook, ricordiamole che il social network richiede un’età minima di tredici anni. Insomma, se una regola già esiste, sfruttiamola a nostro vantaggio, motivando così la scelta educativa che stiamo facendo.
❌ NO Niente prediche né reazioni che lo facciano sentire sbagliato («Ma non vedi che sembri una poco di buono con quel vestito addosso»?). Banditi anche i giudizi su altri genitori che magari si sono dimostrati più permissivi: ognuno è fatto a modo suo e gestisce le regole educative secondo i propri criteri.

Consiglio film

Consiglio la visione del film “Scialla Stai sereno” in cui lo scontro di due diverse generazioni si trasforma in incontro.
A dimostrazione che la conciliazione di generazioni lontane per età possono, nella diversità, trovare i loro punti di tangenza.

Fra i molteplici spunti di riflessione che il film offre mi soffermo sui seguenti.

1- L’importanza di dire NO. Se non sono i genitori a dare i limiti allora sarà il mondo a farlo in modo talvolta spietato. Come vi sentite a mettere dei paletti ai comportamenti di vostro figlio? In quali ambiti avete detto di no?

2- Assumersi la responsabilità del proprio ruolo educativo. Siete capaci, come genitori, di accettare consigli e di imparare dall’esperienza? Sapete accettare la sofferenza legata agli inevitabili limiti del vostro agire?

3- Evitare rimproveri e prediche inutili manifestando calma e pacatezza davanti agli errori dei figli. Quando le cose non vanno bene, sapete stare a fianco dei vostri figli senza farvi travolgere dalla paura?

4- Essere un modello portatori di valori. Quali autentiche passioni vostro figlio può osservare in voi? Di quali valori potrà andare orgoglioso da adulto?

Dott.ssa Vania Munari
Psicologa

BIBLIOGRAFIA
FOGLIANI M, PELLAI A., Le nuove sfide dell’educazione in 10 comandamenti, FrancoAngeli, Milano, 2012.
PELLAI A., TAMBORINI B., L’età dello tsunami, DeAgostini, Milano, 2017.
PELLAI A., L’educazione Emotiva, Fabbri Editori, Milano, 2016.

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