I MESSAGGI GENITORIALI CHE CI PORTIAMO DENTRO e che fanno di noi ciò che siamo.

I vostri figli non sono i vostri figli.
Sono i figli e le figlie della brama che la Vita ha di sé. Essi non provengono da voi, ma per tramite vostro, e benché stiano con voi non vi appartengono –
Kahlil Gibran

Ogni sistema di psicologia contiene una spiegazione dello sviluppo della personalità offrendo potenzialità per la terapia. Personalmente seguo il modello teorico dell ’Analisi Transazionale (all’interno di una psicoterapia integrata), la quale sottolinea la presenza di certi messaggi che i genitori inviano ai propri figli e che, se vengono creduti dal bambino, possono risolversi in problemi persistenti nella vita di quel bambino futuro adulto. Questi messaggi si chiamano ingiunzioni e contro-ingiunzioni.

Come i genitori hanno fatto di noi ciò che siamo.

Nei primi 5 anni di  vita i genitori hanno un ruolo importantissimo per lo sviluppo della personalità del figlio.Attraverso comportamenti, frasi, comunicazioni verbali e non verbali, i genitori inviano ai figli una serie importantissima di messaggi, che lentamente modellano l’adulto che verrà. Il bambino, infatti, in quella fascia d’età, si nutre, in modo inconscio, di tutto ciò che viene dai genitori, e per una strategia, sempre inconscia, di sopravvivenza, considera tutto assolutamente vero e non discutibile.
Dal canto suo il genitore, se preso da infelicità, frustrazioni, desideri, segreti non soddisfatti, angosce, delusioni, trasferirà un tipo di messaggi che, secondo l’approccio dell’Analisi Transazionale, vengono definiti ingiunzioni.

Vediamo insieme quali sono e cosa creano.
Come figlio o genitore forse qualcuno di questi messaggi l’hai ricevuto e/o lo stai trasmettendo.

N.B. per comodità di scrittura userò spesso il maschile o esempi fatti con soggetti maschili ma tutte le ingiunzioni si riferiscono sia ai maschi che alle femmine.

Le Ingiunzioni

Le ingiunzioni sono messaggi derivanti dai genitori emessi in relazione alle sofferenze personali del genitore quando era bambino (che derivano, a sua volta, dai propri genitori): infelicità, angoscia, delusione, rabbia, frustrazione, desideri, segreti. Sostanzialmente questi messaggi contengono comandi, critiche, divieti e “NON …” di vari tipi e sono rivolti ai bisogni, alle emozioni, ai comportamenti del bambino, e sono trasmessi dal genitore in modo inconscio
Di seguito descrivo le ingiunzioni più usate.
Ovviamente tale lista generale non esaurisce tutte le possibilità; senza dubbio ci sono molti altri messaggi che i genitori inviano, e in base ai quali i bambini agiscono o non agiscono.

Non

Questa ingiunzione è data da genitori che hanno paura. A causa della loro paura, essi non permettono al bambino di fare molte cose normali: NON pattinare, NON avvicinarti alle scale, NON arrampicarti sugli alberi,NON andare là …Man mano che il bambino cresce, il genitore si preoccuperà di qualsiasi azione il bambino proponga e dirà: “Ma forse sarebbe meglio se tu ci pensassi ancora un po’”. Il bambino crede che niente di quel che lui fa sia giusto o sicuro, non sa che fare, e cerca qualcuno che glielo dica. Un bambino del genere avrà molta difficoltà a prendere decisioni, più avanti nella vita.

Non essere (non esistere)

Questo è il messaggio più letale che può portare a pensieri o agiti suicidi o sentirsi privi di valore e indegni d’amore.
Può essere trasmesso in maniera sottile, come: “Se non fosse per voi bambini divorzierei da vostro padre”. Il messaggio può essere trasmesso anche  non verbalmente attraverso il modo in cui  il genitore  tiene in braccio il bambino senza cullarlo, brontola durante il bagnetto o i pasti, urla quando il bambino vuole qualcosa, o è fisicamente violento.
Un genitore può essere depresso perché il bambino è stato concepito prima del matrimonio o quando non volevano più figli. Il parto può essere stato difficile e il bambino incolpato perché era troppo grande quando è nato: “Mi hai squarciato quando sei nato”. Questi messaggi ripetuti molte volte in presenza del bambino diventano: “Se tu non fossi esistito, le nostre vite sarebbero migliori”.

Non entrare in intimità

La mancanza di contatto fisico e la mancanza di “carezze” positive da parte del genitore inducono il bambino ad interpretare ciò come un messaggio: “Non entrare in intimità”. Da adulto avrà dunque grande difficoltà a vivere l’intimità con chiunque – amici, partner, suoi figli – e manterrà sempre una distanza che non farà altro che complicare i suoi rapporti e confermargli che l’intimità non serve. Avrà difficoltà sia a vivere intimità relazionale, che intimità fisica.
Inoltre, se il bambino perde un genitore a cui si sentiva vicino, per morte o per divorzio, può darsi da solo questa ingiunzione, dicendosi cose come: “Che scopo c’è ad entrare in intimità, tanto poi muoiono/se ne vanno” e decidere di non entrare mai più in intimità con nessuno.

Non essere importante

Se per esempio, un bambino non ha il permesso di parlare perché piccolo, gli si dice (o gli si fa capire) “I bambini si devono vedere ma non sentire”, o lo si svaluta in qualche altro modo (es. facendogli notare che il suo parere non conta, è inutile, secondario, non interessante), lui può recepire questi messaggi come un: “ Non essere importante”.
Da adulto strutturerà questo messaggio come  modalità relazionale, ponendosi sempre dopo gli altri, a non far valere mai il suo punto di vista, facendo attenzione a non dare mai fastidio, quasi ad essere trasparente.

Non essere un bambino

Questo è un messaggio mandato da genitori che chiedono agli altri figli di occuparsi del più piccolo divenendone responsabile  o che lo adultizzano prima del tempo con frasi tipo “solo i bambini piccoli piangono” o, peggio, “solo le femminucce piangono”, richiedendogli troppo presto compiti che non sono i loro, scoraggiando il pianto – manifestazione naturale per un bambino, come respirare – considerandolo “da neonato!”. Spesso è un messaggio impartito da genitori ai quali, a loro volta, non fu permesso di essere un bambino a causa, magari, di una famiglia rigida dove il valore e la stima erano collegati al conseguimento materiale.

In questo modo, il bambino introietta il messaggio per cui non deve essere bambino. E qual è la peculiarità di un bambino? Divertirsi e giocare. Così questo “ometto” – o questa “donnina” – da grande avrà grande difficoltà a giocare, a relazionarsi scherzando, a prendere le cose dal lato meno serio. Anzi, risulterà sempre troppo serio, attento al dovere, alle responsabilità, incapace di lasciarsi andare. Persona dunque affidabilissima, ma terribilmente noiosa, che vivrà questo carico in modo difficile e pesante.

Non crescere

Questa ingiunzione è l’opposto della precedente.  E’ spesso definita data dalla mamma al suo ultimo figlio e trasferisce il messaggio  “non abbandonarmi”. Questo comportamento viene ripetuto nel tempo attraverso cure e attenzioni eccessive che trattengono il bambino in un bozzolo e gli impediscono di affrontare quelle tappe necessarie di separazione dalle figure genitoriali.
Anche un padre può strutturare questo tipo di ingiunzione , nei confronti di un figlia femmina, soprattutto in età pre-puberale o in piena pubertà, quando egli comincia a sentire stimoli sessuali e se ne spaventa. E’ in questa fase che il padre proibisce alla ragazza di truccarsi, di mettersi vestiti che egli ritiene poco adatti alla sua età, di uscire con i ragazzi. Potrebbe anche succedere che un padre interrompa i contatti fisici non appena la figlia diventi troppo matura.
Da tutti questi messaggi, il bambino fa suo il concetto che non deve crescere se vuole conservare l’amore dei genitori e da adulto struttura un comportamento dipendente, magari tarda ad andare via di casa, rimane mammone – o la femminuccia non riesce a trovare l’uomo adatto, perché troppo legata alla figura paterna – non ricerca una normale indipendenza.

Non avere successo

E’ il messaggio trasmesso da quei genitori che temono che il successo dei figli possa oscurarli, oppure che provano gelosia dei risultati ottenuti dal proprio figlio. Inconsciamente questo genitore può patire il fatto che suo figlio abbia possibilità che lui stesso non ha avuto, oppure che il figlio dimostri di essere migliore di lui. 
Anche un comportamento particolarmente svalutante, con messaggi tipo “non sei capace a far nulla”, “sei un pasticcione, imbrananto, buono a nulla”, “sai solo far disastri”, etc. giungeranno al bambino come messaggi che in realtà evidenziano la sua incapacità a fare qualcosa, a riuscire, ad avere successo. 
E cosa potrà introiettare da adulto un bambino con questa ingiunzione? Un messaggio molto semplice: non posso fare niente, non so fare niente, non riuscirò mai a fare niente… Quindi spesso nemmeno ci proverà, vivendo un’eterna condizione di non capacità, fallimento, bassa autostima.

Non essere te stesso

Questo messaggio è dato soprattutto al bambino che nasce del sesso opposto rispetto le preferenze genitoriali. Se una madre desidera una figlia femmina dopo tre maschi, ma nasce un altro maschio, essa può fare di questo bambino la sua “figlia”. Un padre può non farcela più dopo quattro figlie femmine, e insegnare alla quinta cose da “maschio” come giocare a calcio (mi rendo conto che questa è un’affermazione sessista ma si vuole evidenziare quello che è successo nella nostra cultura). Ecco dunque che il bambino crescerà con una scarsa consapevolezza del suo sesso, sviluppando una difficoltà di identità che potrà manifestarsi in età adulta.

Non stare bene (Non essere sano di mente)

Se i genitori fanno carezze ai figli quando stanno male, e non gliene fanno affatto quando stanno bene, ciò è equivalente a dir loro: “Non stare bene perché così avrai amore”. E’ il caso del bambino che ricerca attenzioni da genitori troppo affaccendati, che lo accudiscono solo quando si ammala. Da adulto, questo bambino tenderà a ricercare l’attenzione, e l’amore, degli altri mettendo in atto meccanismi compassionevoli, mostrandosi debole e bisognoso di cure, e facilmente tenderà all’ipocondria.
Tutto questo può accadere anche con genitori psicotici i cui comportamenti tipici vengono presi a modello dal bambino che, bisognoso di attenzioni, tenderà a comportarsi allo stesso modo e quindi a “non essere sano di mente”.

Non far parte

Questo è il messaggio di quei genitori che dicono al figlio che è “difficile”, “speciale”, “timido” o “diverso dagli altri bambini”, creando così in lui difficoltà a sentirsi parte di un gruppo, a socializzare. L’ingiunzione può arrivare anche attraverso l’incapacità degli stessi genitori ad avere rapporti relazionali.
Il bambino dunque, farà suo il messaggio che per lui è difficile essere parte di qualcosa – il gruppo di amici, del lavoro, dello sport – perché lui è diverso e, da adulto, tenderà all’isolamento per timore del confronto.

Non sentire

Talvolta nelle famiglie c’è un bando a qualsiasi manifestazione di emozione. Più spesso certe emozioni sono proibite mentre altre sono permesse: “Non sentire la rabbia“, “Non sentire la paura” e così via.Talvolta il messaggio è decodificato nel senso : “Prova un’emozione ma non mostrarla“. Ai bambini piccoli, per esempio, i padri ingiungono più e più volte: “I bambini grandi non piangono“, “Sii un bravo ometto“. Queste frasi fatte vengono tradotte in “Non provare tristezza” o “Non provare paura“.

In chiusura di articolo, alcune doverose precisazioni:
  • i genitori agiscono sempre in buona fede, e spinti da meccanismi inconsci di cui sono ovviamente incosapevoli,
  • tutte le ingiunzioni si possono superare con un lavoro personale che permette di giungere al loro opposto: i permessi.

Dott.ssa Vania Munari
Psicologa

BIBLIOGRAFIA
Erskine R.G., L’Analisi transazionale nella psicoterapia contemporanea
Joines V., Stewart I., L’analisi Transazionale guida alla psicologia dei rapporti umani
Goulding, Il cambiamento di vita nella terapia ridecisionale

Lascia un commento

Chiudi il menu