L’EMOZIONE NEGATIVA PREFERITA. Qual’è la vostra?

Leggete la scena qui sotto …

Immaginate che domani sia l’inizio di un periodo di vacanza nella vostra città, in cui tutti i negozi resteranno chiusi per molti giorni.Immaginate anche che sia un bel po’ che non fate la spesa . vi stanno quasi per finire cibi e le provviste essenziali. Guardando l’ora vi rendete conto con sollievo che avete appena il tempo di andare al supermarket a prendere quello che vi serve prima che chiuda. Verificando mentalmente una lista delle cose che dovete comprare vi dirigete al supermarket. Arrivati lì trovate una folla di persone nella vostra stessa condizione, a far provviste prima che cominci il periodo di chiusura per le vacanze.
Tenendo sempre d’occhio l’orologio fate un giro per gli scaffali raccogliendo le cose che volete. Quando finite notate con soddisfazione che mancano ancora pochi minuti alla chiusura del negozio. Avete un sacco di tempo per pagare.
Andate alla cassa. La cassiera batte i vostri acquisti e vi comunica la spesa totale.Fate per prendere il denaro, ma non riuscite a trovarlo. Cercate di nuovo: non c’è. Vi viene in mente perché:l’avete lasciato a casa. Nella fretta siete venuti al supermarket senza soldi. E non avete una carta di credito né un libretto di assegni.
Mentre la fila dietro di voi s’ingrossa, dite alla cassiera cosa è successo. Chiedete: “Andrebbe bene per lei se io lasciassi nome e indirizzo, portassi via la roba e tornassi a pagare dopo le vacanze?”. La cassiera risponde: “No, temo sia impossibile”. Ormai non avete il tempo di andare a casa prima che il negozio chiuda. Così non potete portar via la vostra roba. Dovete andar via senza, e ci vorranno molti giorni prima che il negozio riapra.
Nel rendervi conto di questo, cosa provate?
Prendetevi il tempo necessario, poi registrate quello che provate e date un nome a questa emozione quindi uscite dalla scena.

Ogniqualvolta le persone effettuano questo esercizio le emozioni che riferiscono alla fine hanno alcune caratteristiche tipiche.
Le elenco di seguito.

1- Persone diverse riferiscono sensazioni diverse.

La scena è la stessa ma le persone riferiscono una gamma di emozioni diverse: “Arrabbiato con me stesso, preso dal panico, imbarazzato, arrabbiato con la cassiera, depresso, vuoto …”. Quindi non ci sono risposte giuste o sbagliate, tutto dipende dalla persona e dalla sua storia di vita.

2- L’emozione registrata è quella che provate in un’ampia gamma di situazioni stressanti diverse.

Per esempio se alla fine di questa scena riferisco di sentirmi “arrabbiato con me stesso” o “preso dal panico” è probabile che riferirei di sentirmi arrabbiato con me stesso o nel panico anche in molte altre situazioni in cui mi sono sentito sotto stress.
E’ come se ciascuno di noi avesse un’ “emozione negativa preferita” cui ricorre invariabilmente quando percepisce che la situazione è difficile. Alcuni hanno la scelta tra due o tre emozioni negative cui ricorrere in questo modo. Ne hanno una da usare a casa, un’altra per il lavoro e così via.

3- L’emozione registrata è un’emozione che fu modellata e incoraggiata in famiglia mentre altre emozioni erano svalutate o proibite.

Se per esempio registrate che vi siete sentiti arrabbiati con qualcun altro è probabile che questa emozione fosse esibita dai vostri genitori quando eravate bambini, e quando voi stessi la esibivate ottenevate un qualche tipo di riconoscimento. Quindi se nella vostra famiglia era accettabile essere arrabbiati, forse non era considerato parimenti essere tristi, spaventati o felici. Pertanto se aveste esibito una qualsiasi di queste emozioni probabilmente sareste stati sgridati.

4- L’emozione avvertita verso la cassiera non faceva niente in direzione della risoluzione del “problema spesa”.

In effetti nessuna delle emozioni tipicamente  riferite (depresso, triste, arrabbiato con me , nel panico, arrabbiato verso cassiera …) avrebbe aiutato nel modo migliore a portar via le  provviste dal supermercato.

Queste caratteristiche sono tipiche di quel tipo di emozione chiamata, in analisi transazionale, “Emozione Parassita“.

Emozione Parassita: cos’è

L’emozione parassita è una emozione familiare appresa e incoraggiata nell’ infanzia, vissuta in molte altre situazioni di stress e inadatta quale mezzo adulto di risoluzione dei problemi.

Per esempio nella scena presentata inizialmente al supermercato, se riferisco come emozione la rabbia verso la cassiera significa che la rabbia verso gli altri è la mia emozione parassita.

Le emozioni parassite sono apprese e incoraggiate nell’infanzia.

Ogni famiglia ha la sua gamma ristretta di emozioni permesse, e un’altra gamma più ampia di emozioni che vengono scoraggiate o proibite.
Talvolta le emozioni permesse differiranno a seconda che il figlio sia maschio o femmina (PURTROPPO!!!). Spesso ai maschi si insegna che va bene essere arrabbiato e aggressivo, ma non spaventato o in lacrime. Le femmine possono imparare che da loro ci si aspetta che reagiscano allo stress piangendo, anche se avrebbero voglia di mostrare rabbia. Ma che succede se il bambino/a esibisce una delle emozioni proibite?

Quando il bambino prova una qualsiasi delle emozioni proibite, poiché sa che non avrà ciò di cui ha bisogno (protezione, riconoscimento, stima, …) effettuera’ un rapido passaggio a un’emozione negativa permessa che gli darà ciò che cerca. Stesso processo avviene in età adulta. In questo modo, dunque, un’emozione parassita è sempre un sostituto di un’altra emozione, autentica, che nella nostra infanzia è stata proibita.

Immaginiamo che una bambina piccola impari: “Nella mia famiglia è permesso che una ragazza sia triste, ma mai arrabbiata”. Da adulta, immaginate che sia su un autobus affollato e qualcuno le da una forte gomitata. Nel momento stesso in cui comincia a sentirsi arrabbiata, lei passa quasi di riflesso condizionato allo schema infantile appreso: invece di arrabbiarsi comincia a sentirsi triste e magari scoppia in lacrime. Ha coperto la sua rabbia autentica con la tristezza che è un’emozione parassita.

Risoluzione dei problemi

La risposta è: l’emozione autentica è adeguata come mezzo di risoluzione dei problemi qui-e-ora, mentre l’espressione delle emozioni parassite non lo è. In altre parole quando esprimiamo un’emozione autentica facciamo qualcosa che contribuisce a porre fine alla situazione, mentre quando manifestiamo un’emozione parassita non poniamo fine alla situazione perché il bisogno vero soggiacente non è stato ancora esaudito.

Intercettate e usate le vostre emozioni autentiche, non abbiate timore di ciò che vi è stato permesso o meno, perché vi aiutano nell’ affrontare il presente, il futuro e il passato.  

BIBLIOGRAFIA

  • Joines V., Stewart I., L’analisi Transazionale guida alla psicologia dei rapporti umani, Garzanti, Milano, 1990, cap. XXI
  • Berne E., Ciao!…E poi?, tr. it. di R. Spinola e L. Bruno, Bompiani, Milano 1979.

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