LIBRI di PINO ROVEREDO: romanzi per combattere la DIPENDENZA da SOSTANZE e per curare le RELAZIONI.

Sono molto legata ai libri di Pino Roveredo perchè in molti anni di lavoro in Comunità Terapeutiche e presso il Serd hanno aiutato molti utenti a rispecchiarsi e mentalizzare il loro vissuto. In particolare, nelle riunioni di gruppo con alcolisti e tossicodipendenti, ho usato (e tuttora consiglio) tre libri: Capriole in Salita , Caracreatura e Mio padre votava Berlinguer.

L’autore: Pino Roveredo

Pino Roveredo, nato a Trieste nell’ottobre del 1954, dopo varie esperienze (e salite) di vita, ha lavorato per anni in fabbrica.Vince il Premio Campiello nel 2005 con il libro autobiografico Capriole in salita. Oggi Pino Roveredo è un operatore di strada, scrittore e giornalista e fa parte di varie organizzazioni che operano in favore delle categorie disagiate. E’ sposato con Luciana con la quale ha tre figli. La sua vita è stata segnata dall’alcoolismo ma ha deciso di cambiare, di fare quella “capriola”.  Nel corso del mio lavoro in Comunità ho conosciuto personalmente Pino che non ha esitato ad accettare il mio invito di venire in Comunità a conoscere e parlare con i ragazzi. E posso dire che dedica ogni sua energia a ridare agli ultimi (i tossicodipendenti, i malati psichiatrici, i carcerati) la speranza che cambiare si deve, perché si può.

Di seguito riassumo i tre romanzi.

CAPRIOLE IN SALITA

Oggi se qualcuno mi dice che la vita si vive una volta sola, io posso raccontargli che no, che la vita, se ti aiutano a credere, la puoi far girare anche due volte, sì, anche due volte.”

La vita di Giuseppe Roveredo, detto Pino, è segnata subito dai problemi legati ad una condizione familiare molto particolare in quanto figlio di genitori sordomuti e con pochi mezzi economici. Ha un fratello gemello, Rino, e una sorella, Olga. Il padre svolge vari lavori per mantenere la famiglia, ma ha il vizio di bere e questo determina la scelta di mandare i tre bambini in un collegio dal quale Pino fuggirà incapace di sottomettersi a un regime di continue ingiustizie e violenze.

Ad attenderlo, tuttavia, non c’è la libertà tanto desiderata ma le difficoltà della vita, e la tentazione dell’alcolismo, che presto si fa dipendenza e che lo porterà prima in prigione e poi in manicomio.  Tra un ricovero e l’altro, Pino sperimenta tutte le forme di trasgressione, fino a trovare una luce attraverso l’amore per la donna che diventerà sua moglie (Luciana), che gli darà un figlio e, soprattutto, la forza di sfuggire a un destino che pareva inevitabile.

Decisivi nella vita di Pino Roveredo sono stati l’ingresso in una clinica specializzata, la vicinanza delle persone care e soprattutto la sua determinazione nel riuscire a voler tornare a vivere serenamente.

Il significato del titolo di questo bellissimo libro autobiografico, dunque, si riferisce alle tante metaforiche acrobazie che il protagonista ha dovuto compiere nella sua vita. Ma che sia in discesa o in salita, ogni vita richiede le sue capriole: dare una svolta, cambiare direzione o anche solo semplicemente migliorarsi. Roveredo ha passato l’incubo dell’alcolismo, del carcere, del manicomio: la sua capriola è stata necessariamente in salita.

CARACREATURA

A tutte le donne madonne, che con le loro lacrime, muscoli, sospiri, sogni, preghiere, sputi, sangue, angosce, passione, sudore, tempo, cuore, amore, amore, amore e ancora amore… mi hanno insegnato a essere madre”.

Marina è una donna di mezza età, con una giovinezza  fatta di stenti, abbandoni e  violenze famigliari. Rimasta vedova si trova costretta a misurarsi, oltre alle difficoltà economiche del suo stato di casalinga, con un figlio incapace di uscire dal vicolo cieco della droga in cui s’è infilato. La droga, entra dalla porta di casa e sparge il suo veleno. Gianluca smarrisce se stesso e, fra velleitarie dichiarazioni di buona volontà e ricadute sempre più in basso, finisce in carcere: il mondo si è ribaltato, e tutto è accaduto in un attimo. E allora, ecco profilarsi l’odissea di questa Madre coraggio. Marina lo sostiene/mantiene  senza mai smettere un solo istante di credere in lui, e farà di tutto per salvare la sua caracreatura, fino a un gesto d’amore estremo e sorprendente. Un  romanzo drammatico e appassionante che esprime con spietatezza la lotta, con le unghie e coi denti,  di una madre di fronte la tossicodipendenza del figlio, gettando il lettore in una commozione che va forse al di là delle parole.

MIO PADRE VOTAVA BERLINGUER

Le brave persone non si misurano su quello che riescono a guadagnare, ma su quello che sanno fare e offrire.

Pino Roveredo in questo nuovo libro racconta se stesso più che mai. È una confessione al padre, questo libro. Un padre operaio-calzolaio sordomuto, scomparso, ma che è ancora vivo nel ricordo. È un padre, quello di cui si parla, che votava Berlinguer, non solo per una scelta ideologica, ma per la consapevolezza che lui era “una brava persona”. Un buon padre, certo, anche nelle sue fragilità di marito e genitore per la debolezza dell’alcol. E un figlio che ripercorre una sua vita di cadute e risalite,  le capriole in salita di una giovinezza che ha conosciuto gli eccessi dell’alcol e “la castrazione scura del carcere”. Ma anche la gioia dei figli, la forza profonda venuta dall’ assistenza ai ragazzi di strada (un modo per salvare anche se stesso), l’esperienza catartica della scrittura e le sberle – questa volta dolci e potenti, quasi violente a scuotere la vita – dei primi successi letterari. In questo sito http://www.lankelot.eu  vi propongo una bella recensione del libro.

Dott.ssa Vania Munari

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