Quell’emotività che nasconde comunicazione e ricchezza.Guida pratica per accogliere le emozioni.

Se una societa’ vuole veramente proteggere i  bambini
deve  cominciare con l’ occuparsi dei suoi genitori. J. Bowlby

Anche i bambini come gli adulti, soffrono di ansie, di paure, di preoccupazioni  ma spesso i contenuti di tale emotività non emergono a chiare lettere.
Gli adulti si accorgono che qualcosa non va così si allertano, monitorano, chiedono consigli ad amici ed esperti ma, per paura di peggiorare la situazione, non intervengono direttamente.

I genitori sono le figure più importanti ma inevitabilmente nessuno è perfetto, nemmeno quando si ha una specializzazione in psicoterapia o una laurea in pedagogia e fare degli errori o avere dubbi e incertezze è normalissimo.

Di seguito ho raggruppato delle linee guida per orientare un adulto (che sia genitore, famigliare, educatore, insegnante, psicologo, ecc…) a gestire l’emotività dei più piccoli (bambini, adolescenti). In realtà non vi è un’età prestabilita di destinazione né di fruizione, in quanto sono esercizi e attività che spesso uso nella pratica quotidiana sia con adolescenti sia con adulti perché la complessità delle emozioni riguarda tutti, grandi e piccoli.

A volte basta solo  essere capiti, rassicurati e stimolati.

Linee guida per orientarsi in quell’emotività che nasconde comunicazione e ricchezza.

1) Mostrare empatia, attenzione e ascolto

Uno dei più grandi compiti dei genitori è offrire attenzione, incoraggiamento e ascolto. Ecco perché mamma e papà dovrebbero chiedersi cosa prova il figlio quando si sente ansioso e agitato, evitando di sminuire o ridicolizzare le sue paure e, di conseguenza, il suo stato d’animo con frasi tipo “non vale la pena preoccuparsi per così poco” o “non c’è alcun motivo di avere paura” o “che sciocco che sei”.
Certo, sicuramente  i mostri sotto il letto non sono reali, ma la paura del bambino lo è. Quindi non serve pontificare sulla legittimità  delle paure dei figli, perché tutte le paure sono valide, in quanto espressione dei sentimenti che stanno provando.

2) Metafora della “fiamma delle emozioni”

Per aiutare i bambini a vivere in modo più consapevole il turbinio di emozioni da cui possono essere travolti, si può ricorrere alla metafora della “fiamma delle emozioni”, perfetta soprattutto per i bambini ansiosi . Attraverso la metafora si spiega che ogni emozione (la fiamma) inizia con una scintilla, che può essere un pensiero o un evento, ma per fortuna, possono si può imparare a gettare acqua sulle fiamme, ossia qualsiasi cosa in grado di raffreddare l’emozione (contare fino a dieci, respirare profondamente, pensare a qualcosa di diverso, saltare o disegnare).

3) Fare esperienze “paurosamente” divertenti e sicure

Vivere “avventure divertenti e un po’ spaventose in contesto sicuro può essere utile per sfidare la paura.

I bambini particolarmente ansiosi devono poter sperimentare che nella vita si possono vivere situazioni allo stesso tempo spaventose , sicure e divertenti. E possono sperimentarlo attraverso piccole sfide quotidiane: arrampicarsi sulle rocce o saltare piccoli corsi d’acqua.

4) Fare la “lotta” o “giocare all’inversione di ruoli”

Questi giochi sono i migliori per stimolare la complicità genitori-figli perché impongono di porsi all’altezza degli occhi del bambino. Via libera a giochi fisici scalmanati, come la battaglia di cuscini o un incontro di lotta. Ovviamente, lasciate che a vincere siano loro, così i bambini si sentono fisicamente ed emotivamente potenti e acquisiscono sicurezza. Questo gioco è molto usato anche per verificare l’aggressività dei bambini/ragazzi

Altro modo per far esprimere e superare le proprie paure è giocare all’inversione di ruoli.

Per esempio, se vostro figlio è terrorizzato all’idea di andare dal medico, giocate a far finta che lui sia il dottore, mentre voi siete il paziente spaventato. Oppure, giocando con pupazzi e peluche, mettete in scena le esperienze che lo rendono nervoso. Queste “messe in scena” provocheranno sicuramente risate e allenteranno la tensione portata dalla paura.

5) Tecniche di rilassamento e Mandala

Affinché il bambino non venga oppresso da emozioni negative che lo mettono in uno stato di allerta o agitazione, è fondamentale aiutarlo a concentrarsi su ciò che sta avvenendo in quel momento e non su quello che potrebbe accadere in futuro. Come? Provare con le tecniche di rilassamento: meditazione, visualizzazioni, la mindfulness. Non c’è bisogno di un corso di formazione e su internet si può trovare molto materiale: è sufficiente iniziare a respirare profondamente prestando attenzione al proprio respiro.

Analogamente si possono usare i libri da colorare raffiguranti “mandala” che possono aiutare a rilassarsi e contemporaneamente a riflettere.

Possono diventare una “medicina” utile che il bambino può mettere in cartella e usarli nel caso in cui dovessero succedere situazioni spiacevoli dove il bambino ha bisogno di calmarsi o usarli a casa assieme ai genitori nella tranquillità più totale e parlare con il proprio figlio.

6) Disegnare

Il disegno è una tecnica proiettiva molto efficace e aiuta a tirare fuori dalla testa un’immagine inquietante. Ad esempio si può far disegnare la propria paura, o  immagini buffe della propria ansia o i superpoteri che si utilizzeranno per sconfiggerla. Oppure si può proporre un gioco in cui si sconfigge la cosa che spaventa: per esempio, una pila di cuscini rappresenta la paura, e la si può far cadere.

7) Chiamare l’ansia con il suo nome

L’ansia è un’emozione normale e può essere utile e formativa quando non diventa sproporzionata. E’ importante imparare a identificare i sentimenti e con essi anche l’ansia. Specialmente con i bambini è importante Chiamarla con il suo nome perché così facendo lo si aiuta a riconoscere che non è il solo a vivere questa emozione che lo preoccupa così tanto.

8) Lasciare che risolva il problema

Che cosa succede se c’è stato un incendio a casa nostra? Che cosa succede se ti dimentichi di venire a prendermi a scuola? Che cosa succede se non passo l’esame? Che cosa succede se mi rifiuta? La prima reazione potrebbe essere di rassicurare la persona (figlio/a, amico/a, compagno/a …)  che tutto andrà bene. Ma in realtà sarebbe meglio rigirare a lui/lei la domanda e invitarlo/a a rispondere alla sua stessa domanda. Questo aiuta ad imparare a risolvere i problemi, a rendere la persona più sicura per risolvere i problemi futuri. Inoltre aiuta a rendersi conto che quelle situazioni spaventose sono di fatto gestibili.

9) Evitare messaggi distorti e incoraggiamenti d’urto

Spaventare deliberatamente i bambini, per esempio sul correre in mezzo alla strada o sui rapitori o sulle malattie  è davvero fuori luogo e non ci si può stupire se poi i propri figli hanno paura di attraversare la strada o di rimanere a casa con una babysitter o di prendere malattie mortali. Ogni volta che si condivide un pericolo con un bambino, bisogna assicurarsi anche di condividere le soluzioni per gestire tale pericolo.

Al bando goffi tentativi di incoraggiamento come “Non fare il piagnone”, “Fallo e basta, senza tutte queste lagne e piagnistei

o spingere un bambino che ha paura dell’acqua in piscina, dove non tocca. Meglio optare per interventi come “Ti terrò per mano tutto il tempo che vuoi, fino a quando sarai pronto”.

10) Scrivere le paure e poi…buttarle via

Mettere una paura, una preoccupazione, un brutto pensiero sulla carta può mitigare l’angoscia stessa.  Scrivere su un foglio le proprie paure e poi gettare via il foglio bruciandolo o fancendolo a pezzetti può diventare un rituale catartico e purificatore che aiuta a scartare mentalmente i pensieri.

Dott.ssa Vania Munari
Psicologa

BIBLIOGRAFIA
Cohen L. ,Le paure segrete dei bambini, Feltrinelli, 2017
Fosha D. Siegel D. Solomon M.F., Attraversare le emozioni. Vol. 1 e 2, Frontiere della Psiche, 2012
Greenberg L. Paivio S.C., Lavorare con le emozioni in Psicoterapia integrata, Sovera Edizioni, 2017

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